Il Brasile sta assumendo un ruolo sempre più centrale nella geografia dell’export vinicolo italiano, grazie a un mercato in forte espansione, un consumatore sempre più esigente e un legame culturale con l’Italia che alimenta fiducia e interesse verso i vini del Belpaese. Al summit “Dall’Italia al mondo: Merano WineFestival verso i mercati del futuro”, questo scenario è stato descritto con particolare chiarezza dalla winehunter ambassador Karine De Souza, la cui analisi ha delineato un quadro dinamico e ricco di opportunità.
In un contesto globale segnato da rallentamenti nei consumi, il Brasile mostra una traiettoria opposta. Con circa 200 milioni di abitanti, di cui 60 milioni consumatori abituali di vino, il Paese rappresenta oggi una delle piazze più promettenti al mondo. I numeri testimoniano una crescita solida: +11,6% nel 2023 e +9,2% già nel primo semestre 2025, con importazioni che raggiungono i 503 milioni di euro e un valore complessivo di mercato pari a 2,3 miliardi di euro.
Ancora più rilevante è l’aumento del valore medio delle bottiglie acquistate. Il +8,3% in valore evidenzia una domanda orientata verso etichette premium, confermando che il consumatore brasiliano è disposto a investire in qualità. Il contesto culturale rafforza questa tendenza: nel Paese vivono circa 30 milioni di discendenti diretti o indiretti di italiani, soprattutto nel sud, dove la tradizione enologica italiana ha lasciato una traccia profonda. Questa prossimità culturale favorisce l’accoglienza dei vini italiani, oggi quarti fornitori dopo Cile, Argentina e Portogallo, ma protagonisti di una crescita più rapida rispetto alla Francia.
Il Brasile esprime un profilo di consumo diverso da quello di molti mercati maturi. Qui i giovani bevono più vino che birra, e il 70% dei consumatori ha acquistato vino negli ultimi sei mesi. Le donne, in particolare, rappresentano un segmento trainante. Il pubblico di riferimento è composto dalle classi medio-alte urbane, con una spesa media compresa tra 5 e 12 euro a bottiglia, destinata a crescere insieme alla diffusione dei vini premium.
La dimensione emozionale ha un peso decisivo nel processo di acquisto. La narrazione, la storia del produttore e l’identità territoriale risultano determinanti. Il consumatore brasiliano non cerca semplicemente un’etichetta, ma un’esperienza. Denominazione, autenticità e sostenibilità emergono come i tre pilastri richiesti dal mercato. Si preferiscono vitigni autoctoni e territori ben identificabili, mentre la sensibilità ambientale delle nuove generazioni spinge le cantine a comunicare in modo trasparente le proprie pratiche sostenibili.
Nel campo della comunicazione, i social media rivestono un ruolo chiave. Instagram e YouTube sono gli strumenti più efficaci per costruire relazione e fiducia, soprattutto in un Paese in cui il marketing digitale rappresenta una vera e propria estensione della vita quotidiana.
Nonostante il grande potenziale, il Brasile rimane un mercato complesso dal punto di vista regolatorio. La tassazione all’importazione può superare il 300%, imponendo alle aziende italiane la necessità di collaborare con importatori locali affidabili e di investire tempo nella costruzione di relazioni solide.
Questa complessità, tuttavia, non scoraggia l’interesse verso prodotti di qualità. Perfino le cantine boutique trovano spazio grazie alla ricerca di autenticità, alle preferenze per i vini sostenibili e alla fedeltà che i consumatori mostrano una volta maturata la scelta. L’educazione al vino diventa quindi un elemento strategico: conoscere territori, vitigni e storie facilita la disponibilità all’acquisto.
L’impegno del Merano WineFestival nel mercato brasiliano ha contribuito ad ampliare gli spazi di visibilità per le cantine italiane. Nel 2024, gli eventi organizzati a San Paolo, Rio de Janeiro e Belo Horizonte hanno coinvolto venti importatori di fascia alta e portato giornalisti brasiliani in visita in Italia, generando un forte impatto mediatico e nuovi contatti commerciali. L’obiettivo per il 2026 è rafforzare e ampliare ulteriormente il progetto, con una partecipazione ancora più intensa di aziende e operatori italiani.
Con una crescita stabile, una popolazione giovane e curiosa, e una familiarità culturale con l’Italia che favorisce la fiducia verso il prodotto, il Brasile si sta affermando come una delle destinazioni più interessanti per il vino italiano nei prossimi anni. La combinazione di domanda in espansione, predisposizione verso etichette premium e interesse per autenticità e sostenibilità costituisce un terreno fertile per chi saprà investire in presenza, narrazione e relazione.
Secondo Karine De Souza, “il futuro è in Brasile”. Un’affermazione che sintetizza una realtà evidente: qui il vino non viene solo scelto, viene vissuto. E la capacità dei consumatori brasiliani di “comprare con l’anima” rappresenta una delle leve più importanti per chi, dall’Italia, guarda a questo mercato come al prossimo grande capitolo del proprio sviluppo internazionale.

